
Il governo approva la strategia per la biodiversità: il 10% di natura rigorosamente protetta rimane solo sulla carta
Agent Green, Declic, Greenpeace e Federația Peisaj Deschis: approvare una strategia non può nascondere un processo opaco che ha ridotto le superfici proposte e indebolito la stessa definizione di protezione rigorosa
Bucarest, 27 luglio 2026 - Agent Green, Declic, Greenpeace Romania e Federația Peisaj Deschis sottolineano che approvare la Strategia nazionale per la conservazione della biodiversità 2026–2030 non significa che la Romania abbia protetto la biodiversità né rispettato il fermo impegno di sottoporre almeno il 10% del territorio nazionale a protezione rigorosa.
Accogliamo con favore l’inserimento esplicito dell’obiettivo del 10% di protezione rigorosa nella strategia. È un passo necessario, ottenuto dopo sei anni di pressione della società civile e della comunità scientifica. Ma un obiettivo scritto non protegge da solo neppure un ettaro. Per concretizzare l’impegno servono la designazione legale delle superfici, mappe pubbliche, un regime di protezione inequivocabile, finanziamenti per le compensazioni e scadenze vincolanti.
Il Ministero dell’Ambiente presenta l’approvazione soprattutto come una tappa che sblocca oltre 972,4 milioni di euro del PNRR. Siamo lieti che la Romania non perda questi fondi. Ma la biodiversità non può servire soltanto a spuntare una tappa finanziaria mentre gli ecosistemi più preziosi restano esposti allo sfruttamento.
Da 2,3 milioni di ettari a una protezione frammentata
Il processo avviato nel 2020 per identificare il 10% del territorio da lasciare alla natura partiva da criteri scientifici e da circa 2,3 milioni di ettari considerati ammissibili. Attraverso modifiche successive e opache della metodologia, la superficie è scesa prima a circa 1,7 milioni di ettari, poi, con nuovi filtri amministrativi, a circa 1,4 milioni.
Successivamente il ministero ha tentato di subordinare la protezione al consenso di proprietari, gestori e autorità locali. Questa condizione avrebbe potuto ridurre la superficie finale a meno di 700.000 ettari, cioè sotto il 3% del paese. Le organizzazioni hanno documentato queste riduzioni nella scheda tecnica inviata alle autorità e alla Commissione europea.
Il consenso dei proprietari non può sostituire i criteri scientifici né trasformare la tutela di un interesse pubblico in un diritto privato di veto. Proprietari e comunità devono essere consultati e compensati equamente e per tempo, non invitati a decidere se un ecosistema d’importanza nazionale meriti ancora di esistere.
La protezione rigorosa non può includere lo sfruttamento
Nelle versioni e proposte discusse sono apparse espressioni come «gestione attiva», abbastanza vaghe da consentire tagli forestali, interventi economici nelle zone umide o altre attività incompatibili con la protezione rigorosa.
Gli interventi attivi sono giustificabili soltanto in situazioni eccezionali, quando siano scientificamente necessari per ripristinare un ecosistema o mantenere un habitat. Non possono diventare una scappatoia per sfruttare commercialmente le risorse. Un ettaro disegnato sulla mappa ma ancora aperto alla motosega, alla caccia, all’escavatore o alle infrastrutture distruttive non è un ettaro rigorosamente protetto.
Un processo «partecipativo» soltanto nel comunicato del ministero
Il ministero sostiene che la strategia sia stata elaborata attraverso un processo partecipativo con ONG ed esperti. Le organizzazioni firmatarie contestano questa presentazione.
Partecipare non significa invitare la società civile a incontri in cui le decisioni sono già state prese. Le osservazioni essenziali su criteri scientifici, connettività ecologica, eliminazione del veto dei proprietari, pubblicazione delle mappe e definizione inequivocabile della protezione rigorosa non sono state adeguatamente integrate.
Inoltre, il pubblico non ha avuto accesso reale e completo allo studio quadro, alla metodologia finale, a tutte le mappe delle aree candidate, alle motivazioni dell’esclusione di alcune superfici o alle risposte del ministero alle osservazioni ricevute.
La versione della strategia pubblicata dal ministero cita l’obiettivo del 10% e rimanda a un allegato I che dovrebbe contenere il Piano nazionale d’azione, con istituzioni responsabili, scadenze, finanziamenti e indicatori. Al momento dell’annuncio dell’approvazione, il testo definitivo adottato, gli allegati completi e le mappe necessarie a verificare le promesse non sono stati resi pubblici insieme al comunicato.
«Agent Green ha presentato al governo il progetto “Lo scheletro della Romania” nel maggio 2020, subito dopo il lancio della Strategia UE per la biodiversità. Il processo è iniziato in modo promettente, ma in sei anni è stato rallentato, frammentato e diluito. Oggi il governo celebra l’approvazione di una strategia mentre foreste primarie e antiche, fiumi naturali e zone umide continuano a essere distrutti. Lo scheletro della Romania non può essere di carta. Vogliamo un 10% di protezione rigorosa reale, ecologicamente interconnessa e garantita dalla legge», ha dichiarato Gabriel Păun, presidente di Agent Green.
«L’approvazione di questa strategia è soltanto un’altra cortina fumogena. Attualmente il Ministero dell’Ambiente è guidato dalla squadra più opaca degli ultimi decenni in materia di trasparenza decisionale. L’istituzione comunica trionfalmente modeste azioni amministrative proprio per nascondere la grave mancanza di trasparenza e di risultati tangibili nella protezione della natura. Le carte non sono azione. I documenti ufficiali emessi finora non hanno in alcun modo protetto le foreste primarie e antiche della Romania, garantito la protezione rigorosa del 10% degli ecosistemi preziosi né fermato la mafia del legname o i tagli illegali di oltre 10 milioni di metri cubi annui. Inoltre, senza finanziamenti reali, questo documento resterà un’altra strategia sterile, senza impatto. Nella forma attuale il governo si rifiuta di finanziare la protezione dell’ambiente e della biodiversità. È rivoltante che i fondi raccolti dall’Amministrazione del Fondo per l’Ambiente attraverso i certificati ETS siano indirizzati a programmi solo marginalmente legati all’ambiente, persino a sostegno di industrie con massicce emissioni di CO2, anziché andare direttamente a salvare i nostri ecosistemi», ha dichiarato Valentin Sălăgeanu, coordinatore delle campagne su foreste e biodiversità di Greenpeace Romania.
«Le comunità hanno diritto di sapere che cosa è successo ai milioni di ettari analizzati con fondi europei e chi ha deciso di escludere superfici preziose. Non accettiamo che la partecipazione pubblica sia invocata per legittimare decisioni opache. Non si può sbloccare quasi un miliardo di euro in nome della biodiversità mentre la natura riceve soltanto promesse. Chiediamo esattamente ciò che abbiamo chiesto all’inizio: protezione rigorosa basata su criteri scientifici. Questo mette i parchi nazionali al primo posto fra le aree da proteggere da qualsiasi intervento umano distruttivo», ha dichiarato un responsabile di campagne di Comunitatea Declic.
Le richieste delle organizzazioni
Agent Green, Declic, Greenpeace e Federația Peisaj Deschis chiedono al governo e al Ministero dell’Ambiente:
- La pubblicazione immediata del testo definitivo adottato della strategia, del Piano nazionale d’azione, della metodologia, dello studio quadro e di tutte le mappe delle aree candidate.
- La pubblicazione dell’esatta superficie proposta per la protezione rigorosa e della giustificazione scientifica di ogni categoria di ecosistema inclusa o esclusa.
- La designazione legale di almeno il 10% del territorio rumeno come rete coerente e interconnessa di aree rigorosamente protette, non come una collezione di isole senza funzionalità ecologica.
- L’eliminazione di tutte le disposizioni che subordinano la designazione al consenso dei proprietari, dei gestori o delle autorità locali.
- Una definizione inequivocabile della protezione rigorosa e l’esclusione di sfruttamento commerciale, caccia e infrastrutture distruttive. Gli interventi attivi devono essere consentiti soltanto quando necessari per conservazione o ripristino e fondati scientificamente.
- La protezione prioritaria e integrale delle foreste primarie, quasi vergini e antiche, delle zone di non intervento dei parchi nazionali, dei fiumi naturali, delle zone umide, degli ecosistemi carsici, costieri e marini e dei corridoi ecologici.
- La sospensione di tagli, costruzioni e altri interventi distruttivi nelle aree candidate fino al completamento della designazione.
- La creazione di una linea di bilancio permanente, anche tramite l’Amministrazione del Fondo per l’Ambiente, per compensazioni giuste e preventive a proprietari e comunità colpiti dalle restrizioni.
- Un calendario pubblico di designazione e attuazione, con rendicontazione annuale e monitoraggio indipendente.
- Chiarimenti sull’uso dei risultati del progetto finanziato con fondi europei e la giustificazione di tutte le modifiche alla metodologia e alle superfici risultanti.
La Commissione europea ha confermato che rispettare la tappa del PNRR richiede l’adozione della legislazione con cui la Romania designa effettivamente le aree a protezione rigorosa. Una strategia generale non può sostituire tale obbligo.
La Romania non ha bisogno soltanto di una strategia per la biodiversità. Ha bisogno di natura viva, protetta sul terreno. Valuteremo quindi il testo definitivo e tutti gli allegati non appena saranno pubblicati. Se i risultati della cartografia finanziata con fondi europei sono stati eliminati o alterati da interventi politici, informeremo la Commissione europea, l’OLAF e le altre istituzioni competenti.
Contatti stampa:
- Mihnea Matache, direttore della comunicazione, Greenpeace Romania, +40 749 135 749, mihnea.matache@greenpeace.org
- Gabriel Păun, presidente, Agent Green, office@agentgreen.org
- Antoniu Bumb, responsabile di campagne, Comunitatea Declic, antoniu@declic.ro
- Viktoria Luft, Federația Peisaj Deschis, echipa@peisajdeschis.ro
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