
Agent Green propone un’alternativa alla distruzione degli ultimi fiumi selvaggi
La Romania deve investire nel sistema che sposta l’acqua
Comunicato stampa di Agent Green
Agent Green propone un’alternativa alla distruzione degli ultimi fiumi selvaggi: la Romania deve investire nel sistema che sposta l’acqua
Bucarest, 13 luglio 2026 – Dopo visite di studio ad alcuni dei sistemi di stoccaggio energetico più efficienti di Austria, Svizzera, Germania, Norvegia e altri Paesi europei, Agent Green propone un cambio di paradigma nella politica energetica rumena: investimenti in centrali idroelettriche di pompaggio (CHEAP) fuori dalle aree naturali protette, anziché distruggere gli ultimi fiumi selvaggi.
Il problema principale della Romania nell’elettricità non è più oggi la produzione. È lo stoccaggio. E le centrali idroelettriche di pompaggio sono già la soluzione dominante nel mondo: rappresentano oltre il 94% della capacità globale di stoccaggio elettrico di lunga durata.
Come funziona questa tecnologia?
Due laghi a quote diverse, collegati da gallerie e da una centrale dotata di impianti reversibili che funzionano in entrambe le direzioni: come pompe quando consumano energia e come turbine quando la producono.
Quando sole e vento producono più elettricità del necessario, l’eccesso viene usato per pompare acqua dal lago inferiore a quello superiore. L’energia non viene sprecata: è immagazzinata sotto forma di acqua in quota.
Quando il sole tramonta, il vento cala o i consumi aumentano, la stessa acqua scende attraverso gli stessi impianti, che ora funzionano da turbine e producono nuovamente elettricità.
In sintesi, è l’impianto che sposta l’acqua quando abbiamo energia rinnovabile in eccesso e la lascia scendere quando serve elettricità. Secondo la configurazione, l’energia può essere conservata per ore, giorni o persino dall’estate all’inverno.
In molte giornate soleggiate e ventose, la Romania produce già più energia rinnovabile di quanta possa consumarne in alcune fasce orarie. Parte viene limitata o valorizzata sotto il suo potenziale per insufficienza di stoccaggio. Dopo il tramonto, però, il sistema continua a dipendere dal nucleare e dalle centrali a gas o da altre fonti flessibili per coprire i consumi.
Il problema rumeno non è più soltanto come produrre energia. È come spostarla dal momento della produzione a quello del bisogno. Oggi l’energia rinnovabile non è più limitata da quanto può produrre. È limitata da quanto può essere immagazzinato.
«Continuiamo a lottare nei tribunali e nello spazio pubblico sulla cementificazione degli ultimi fiumi selvaggi, mentre l’Europa investe nella tecnologia che renderà possibile la transizione energetica. Non siamo più nel secolo scorso. Oggi non basta produrre energia. Bisogna saperla conservare. Non è una grande complicazione. Sposti l’acqua da un lago all’altro e produci energia», dichiara Gabriel Păun, presidente di Agent Green.
Nel mondo, le centrali idroelettriche di pompaggio rappresentano oltre il 94% della capacità di stoccaggio elettrico di lunga durata. Usano l’energia solare ed eolica in eccesso prodotta di giorno per pompare acqua in un bacino in quota. Quando i consumi aumentano o la produzione rinnovabile diminuisce, l’acqua viene rilasciata e produce di nuovo elettricità.
In pratica, l’Europa non immagazzina la corrente. Prima immagazzina l’acqua.
La visita tecnica di documentazione si è conclusa ieri al complesso idroelettrico Malta–Reißeck in Austria, uno dei sistemi di stoccaggio energetico più efficienti d’Europa.
La visita ha mostrato che questi impianti sono molto più complessi di quanto sia noto al pubblico. Non spostano l’energia soltanto dal giorno alla notte. Possono spostarla anche dall’estate all’inverno.
Il complesso utilizza bacini con ruoli diversi. Il lago superiore Kölnbrein, con circa 200 milioni di metri cubi d’acqua, funge anche da riserva stagionale: accumula l’acqua del disgelo e delle piogge estive per produrre energia in inverno, quando i consumi sono massimi. Parallelamente, i bacini inferiori di questo sistema complesso equilibrano continuamente le variazioni giornaliere della rete.
In altre parole, la stessa tecnologia può conservare energia per ore, giorni o persino mesi.
Questa è l’infrastruttura energetica del XXI secolo.
L’Europa sviluppa già questi sistemi su vasta scala. La Svizzera gestisce l’imponente Nant de Drance, costruito dentro la montagna tra due laghi alpini. La Germania gestisce Goldisthal, una delle maggiori centrali di pompaggio d’Europa. La Norvegia usa la propria vasta infrastruttura idroelettrica e i bacini alpini per equilibrare il sistema energetico nordico. In diversi Paesi europei si sviluppano progetti in ex miniere e persino bacini sotterranei, riducendo occupazione del suolo e perdite d’acqua per evaporazione.
Se questa tecnologia funziona nelle Alpi, funzionerà anche nei Carpazi.
Il complesso Malta–Reißeck può immettere quasi istantaneamente nella rete circa 1.540 MW, una potenza paragonabile alla produzione simultanea dei due reattori nucleari di Cernavodă. La differenza è però fondamentale. Una centrale nucleare produce energia quasi continuamente.
Una centrale di pompaggio fornisce energia esattamente quando il sistema ne ha bisogno, può avviarsi in pochi minuti e stabilizza quasi istantaneamente la rete quando la produzione solare o eolica cala bruscamente.
Non compete con il nucleare. Integra perfettamente le rinnovabili da sole e vento. Il confronto con il nucleare non può essere ignorato: rinnovare il reattore 1 di Cernavodă costa 2,3 miliardi di euro per 700 MW. Una centrale CHEAP della stessa potenza installata costa circa la metà e ha una vita almeno quattro volte più lunga. Costi di dismissione, rischi e gestione dei rifiuti radioattivi aumentano ulteriormente la differenza. Diversamente dal combustibile nucleare, l’acqua è un combustibile costante, sicuro e rinnovabile, con un’impronta di carbonio quasi nulla.
Questi impianti idroelettrici superano spesso un secolo grazie a modernizzazioni successive, mentre i reattori nucleari sono generalmente progettati per alcuni decenni di esercizio, anche se grandi investimenti possono prolungarne la vita. Inoltre, le centrali di pompaggio non producono rifiuti radioattivi e, una volta costruite, hanno costi operativi ridotti, offrendo la flessibilità necessaria a un sistema dominato dalle rinnovabili.
Agent Green ritiene che la Romania debba seguire la stessa direzione. Il nostro Paese dispone di rilievi montuosi, bacini esistenti e numerosi siti già trasformati dall’attività umana nei quali sviluppare questi sistemi senza incidere sugli ultimi ecosistemi sensibili.
L’organizzazione sostiene esplicitamente le centrali idroelettriche di pompaggio fuori dalle aree naturali protette, preferibilmente a circuito chiuso, utilizzando bacini artificiali esistenti o nuovi, ex miniere, serbatoi sotterranei e altri siti già antropizzati.
In Romania, il progetto più noto è Tarnița–Lăpuștești, nei monti Gilău. Concepito in epoca comunista, con una potenza prevista di circa 1.000 MW, ha attraversato numerosi studi di fattibilità, memorandum governativi, ripetuti tentativi di attrarre investitori e rilanci amministrativi. Tuttavia non è mai stato costruito e oggi non produce neppure un megawatt per il Sistema energetico nazionale.
La Romania discute di Tarnița–Lăpuștești da quasi 50 anni. Nel frattempo, altri Paesi europei hanno costruito, ampliato e modernizzato questi sistemi, oggi colonna portante dello stoccaggio rinnovabile in Europa.
Agent Green non si oppone a Tarnița–Lăpuștești né ad altre centrali di pompaggio fuori dalle aree naturali protette e progettate secondo gli standard tecnologici e ambientali del XXI secolo. Al contrario: riteniamo che la Romania abbia urgente bisogno di questi investimenti.
Contestiamo la distruzione degli ultimi fiumi selvaggi per centrali convenzionali quando esistono soluzioni moderne di stoccaggio molto più adatte alle esigenze attuali del sistema energetico.
La Romania non ha bisogno di distruggere gli ultimi fiumi selvaggi per produrre un po’ più energia. Deve conservare quella che già produce.
«Non diciamo “no” all’idroelettrico. Diciamo “sì” a un idroelettrico intelligente, collocato responsabilmente. Diciamo “no” alla distruzione degli ultimi fiumi selvaggi quando esistono soluzioni migliori. L’ingegneria del XXI secolo consente di costruire un sistema energetico sicuro, competitivo e pulito senza sacrificare ciò che la natura ha creato in migliaia di anni», ha aggiunto Gabriel Păun.
Agent Green chiede al Governo rumeno e al Ministero dell’Energia una Strategia nazionale per le centrali idroelettriche di pompaggio che individui siti compatibili con la protezione della natura e renda la Romania leader regionale dello stoccaggio rinnovabile.
L’organizzazione si dichiara disponibile a partecipare, con autorità, mondo accademico, imprese energetiche e società civile, all’individuazione dei siti adatti e a una strategia nazionale che acceleri la transizione senza sacrificare gli ultimi fiumi selvaggi della Romania.
Nel XX secolo, la potenza di uno Stato si misurava dal numero di centrali elettriche che poteva costruire. Nel XXI si misurerà dalla quantità di energia rinnovabile che potrà immagazzinare.
Contatto stampa: office@agentgreen.org
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