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Persone con cartelli per la protezione delle foreste su una strada accanto a un versante roccioso.

La giustizia verde nell’agenda del Governo romeno

Oggi si è tenuto al Ministero della Giustizia un incontro sulla regolamentazione della criminalità ambientale e sulla specializzazione del sistema giudiziario per poter svolgere efficacemente le indagini penali in questo ambito. Hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni coinvolte, tra cui DNA, MI, CSM e DIICOT, nonché rappresentanti della società civile: insieme ad Agent Green erano presenti i colleghi di WWF România, Greenpeace România, Fundația Carpathia e altre organizzazioni.

Dal confronto è emerso un accordo fra tutti i partecipanti sulla necessità di regolamentare un sistema di protezione ambientale, iniziando da una migliore definizione dei reati ambientali in ambito penale, da un’eventuale codificazione della legislazione ambientale, dalla definizione delle competenze investigative penali in base alla gravità e alle conseguenze dei fatti e dall’assegnazione di risorse finanziarie e umane a sostegno di questi sforzi. È stata concordata la costituzione di un gruppo di lavoro a tale scopo.

Le proposte di Agent Green rivolte al Ministero della Giustizia sono:

  1. La legislazione ambientale è estremamente complessa: il diritto ambientale costituisce ormai un ramo importante del diritto, molto sviluppato e con implicazioni in tutte le sfere delle politiche pubbliche. Tuttavia, nelle facoltà di Giurisprudenza viene insegnato al massimo come corso facoltativo, comprendente soltanto capitoli generali e introduttivi. È necessario mettere a disposizione sia degli studenti sia dei professionisti corsi approfonditi e moderni di diritto ambientale, affinché possano risolvere facilmente e correttamente i casi che emergono nella pratica.
  2. La definizione o codificazione della legislazione ambientale è presente in Europa (Francia) e avrebbe come conseguenza una maggiore facilità nello studio di tale legislazione.
  3. La codificazione delle sanzioni applicabili in materia ambientale e la ridefinizione o il chiarimento di determinati fatti che costituiscono reati o illeciti amministrativi sono essenziali. Devono tenere conto della quantificazione dei danni non soltanto dal punto di vista materiale e del loro valore economico, ma soprattutto dei danni ambientali, che il più delle volte non hanno questa connotazione. Ad esempio, il degrado di habitat, la scomparsa di una specie o la riduzione del numero di esemplari di una determinata specie e la distruzione di valori naturali non hanno valore economico, ma rappresentano perdite del patrimonio nazionale e/o internazionale che devono essere sanzionate. La gravità di questi fatti deve quindi essere valutata anche in funzione delle classificazioni ambientali di questo patrimonio naturale (IUCN).
  4. La riforma del sistema giudiziario non deve fermarsi ai pubblici ministeri e agli agenti di polizia. Questi rappresentano una parte molto importante del sistema, ma le loro indagini non possono essere svolte senza un corpo di esperti tecnici ben definito che consenta una ricerca scientifica multidisciplinare, poiché i danni ambientali interessano il più delle volte diverse discipline scientifiche. Al tempo stesso, questi esperti devono conoscere le procedure per effettuare le valutazioni ambientali così come sono stabilite nelle guide dell’UE (valutazione dell’impatto ambientale, valutazione appropriata, valutazione ambientale strategica).
  5. Queste indagini giungono infine davanti ai tribunali, dove occorrono giudici preparati a risolvere casi di questo tipo. È quasi impossibile che un giudice che entra per la prima volta in contatto con la legislazione ambientale la impari immediatamente per poterla applicare: ciò richiede uno sforzo e un tempo di cui questi giudici in genere non dispongono. Vi è anche la possibilità di creare tribunali o collegi specializzati nel momento in cui vi saranno giudici specializzati in diritto ambientale.
  6. Le misure disposte devono includere anche il ripristino dell’ambiente da parte della persona responsabile e sanzioni proporzionate al danno causato (conformemente al principio «chi inquina paga»).

Infine, proponiamo al ministro della Giustizia di coinvolgere la società civile nell’elaborazione di queste politiche ambientali, considerato che gli unici specialisti delle questioni ambientali si trovano nella società civile, che lavora su questi problemi da oltre 20 anni. Possono offrire le proprie competenze per l’adozione di un quadro giuridico il più coerente possibile, che conduca a una protezione effettiva dell’ambiente e non alla creazione di nuove forme prive di sostanza.

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