
La rivoluzione delle sementi contadine
– Prima è arrivata la rivoluzione «eco». Poi la rivoluzione «bio». Che altro può seguire? La rivoluzione delle sementi contadine! Porterà nei villaggi romeni ortaggi veri e sani, di varietà conservate per generazioni –
Un sogno perduto: l’orto dei nonni

Un mercato libero di chi resiste negli orti
Tutto è cominciato nel mio piccolo orto dietro casa, tra i canti delle cinciallegre. Ho preso della terra in mano e alle dita si è attaccato il terriccio ancora umido, mescolato alla neve sciolta. Quell’odore di terra ammorbidita dalla primavera precoce e asciugata dal sole giallognolo mi ha ricordato altre primavere. I miei nonni che preparavano gli orti, contando uno a uno i semi conservati in pezzi di giornale sui quali avevano annotato le varietà a penna, accompagnandoli con formule e preghiere segrete sussurrate prima di metterli nella terra. E mi sono detto: «Perché no? Perché non piantare quest’anno, in loro ricordo, le stesse varietà, con gli stessi sapori e profumi?».
Dove sono finite le sementi romene?

Pomodori come a casa della mamma
Pieno di entusiasmo, sono andato nel primo negozio di sementi, dove avrei però scoperto con stupore che il mio progetto non era così facile da realizzare: tutti i semi sugli scaffali venivano da altri Paesi, pomodori dalla Germania, peperoni e insalata dai Paesi Bassi, cetrioli e prezzemolo dalla Polonia… Nessun seme dalla Romania! Bustine lucide, dai bei colori, che, come mi avrebbe spiegato il venditore, non contenevano neppure semi di varietà pure, ma «ibridi, perché adesso sono loro a dominare il mercato. Le faccio un buon prezzo, compresi fertilizzanti e insetticida, così avrà una superproduzione!», ha aggiunto, tirando fuori da sotto il bancone due taniche di prodotti chimici. Ma io non desideravo una «superproduzione», mi mancavano i miei nonni e il loro orto. A fine giornata avevo girato tutti i negozi specializzati della zona e la conclusione era una sola: in commercio non si trovano sementi romene, le vecchie varietà «non sono più di moda» e l’unica offerta sono le importazioni dall’Occidente. Sarà questa la soluzione?
«Eco Ruralis»

Raluca Dan – Associazione Eco Ruralis
Avevo sentito dire che in Romania c’erano ancora contadini che avevano conservato i vecchi semi, ereditati di generazione in generazione, dai quali nascono ortaggi con il sapore di una volta. Per sapere dove cercarli e che cosa fosse meglio seminare, sono andato a Cluj, all’Associazione Eco Ruralis, dove sapevo che c’erano esperti di agricoltura contadina tradizionale. In un ufficio che sembrava il quartier generale di una rivoluzione cubana, pieno di manifesti, bandiere, fotografie e carte, mi ha accolto Raluca Dan. Temprata dalla lotta per salvare Roșia Montană, Raluca difende ora i diritti dei contadini romeni nell’associazione Eco Ruralis, che esiste da 12 anni. Avvezza a Bruxelles e Bucarest, conoscitrice delle leggi internazionali e nazionali sui diritti dei contadini ma anche della realtà dei villaggi romeni, alla mia domanda «Che cosa dovrei seminare nell’orto perché abbia il sapore dei tempi dei nonni?» ha risposto subito, senza esitare: «Non lasciarti ingannare dai venditori, dalle bustine lucide con belle immagini colorate! Cerca vecchi semi, le cosiddette sementi contadine! Solo quelle ti daranno ortaggi con il sapore e il profumo di una volta, ortaggi veri! In commercio si trovano semi ibridi, fatti in laboratorio e totalmente inadatti alle condizioni ambientali. Le sementi contadine si sono evolute nel tempo, esistono da centinaia di anni, hanno trasmesso il loro adattamento all’ambiente di generazione in generazione e interagiscono diversamente con il luogo, dalla siccità e dal freddo alle malattie e ai parassiti. Ecco perché i vecchi semi non hanno bisogno di trattamenti! Un altro argomento a favore delle sementi contadine è che le puoi moltiplicare di anno in anno. Quelle ibride dei negozi sono concepite per diventare infertili dopo un solo utilizzo, così che l’agricoltore le compri ogni anno. Hai comprato semi ibridi, li hai piantati e hai ottenuto pomodori? Non potrai utilizzare i semi di quei pomodori l’anno dopo, perché non nascerà nulla: sono pensati per essere infertili e obbligarti a tornare in negozio… Le sementi contadine si possono utilizzare non soltanto per anni, ma per intere generazioni. Inoltre, con il tempo si adattano sempre meglio al terreno, al clima e al luogo in cui le coltivi. Infine, si tratta della qualità di ciò che mangi: le varietà contadine sono più saporite, ma anche molto più nutrienti e sane!».
Gli ortaggi clandestini

Decine di varietà di pomodori presentate a un mercato libero
Mi sono convinto subito: era quello che volevo per il mio orto, sementi contadine, vecchie varietà dei nostri antenati! Ma la ghigliottina della realtà ha troncato la mia gioia. Alla domanda «E dove potrei comprare questi semi?», la risposta è stata secca: «Non puoi comprarli da nessuna parte. È illegale vendere sementi contadine!». È seguito un lungo silenzio. Non capivo più nulla. Perché non si possono comprare nei negozi proprio i semi migliori e più preziosi?
La risposta è semplice e «chimicizzata». La Romania, insieme a molti altri Paesi, ha firmato trattati accettando di applicare queste misure. I semi dei contadini non devono dunque trovare posto sul mercato. Ma è successo qualcosa di completamente inatteso! Cacciati dai negozi dalle grandi imprese che vendono solo sementi ibride omologate, senza alcun sostegno statale, i contadini hanno organizzato una «resistenza». Questa volta non sulle montagne, ma nei propri orti. I semi vecchi, sani e autentici hanno cominciato a circolare da persona a persona e da villaggio a villaggio. Illegalmente, di nascosto, come merce di contrabbando. E la «rivoluzione» si è estesa. Partita da pochi abitanti, oggi la comunità di chi pianta sementi contadine conta migliaia, forse decine di migliaia di membri in Romania. Non si sa esattamente perché, pur essendo organizzati in gruppi di volontari che si scambiano semi, non sono registrati ufficialmente da nessuna parte e non compaiono nelle statistiche. Alcuni hanno forum chiusi in Internet, altri si organizzano in «mercati liberi», associazioni o autonomamente. Ma il fenomeno esplode. Solo a Eco Ruralis, a Cluj, se all’inizio, nel 2010, c’erano cinque famiglie che scambiavano semi, oggi i contadini volontari donano ogni anno oltre 100 mila semi. Si compilano liste d’attesa con migliaia di appassionati e talvolta le sementi si esauriscono in poche ore. Ma come è iniziato questo «movimento di resistenza», questa «rivoluzione» silenziosa delle sementi contadine? Con stupore e orgoglio avrei scoperto che tutto era cominciato a Suceava, con… un’intervista pubblicata sulla rivista Formula AS!
Il tesoro di Suceava

La custode del tesoro – la direttrice Silvia Strajeru
Alla Banca del germoplasma di Suceava sono conservati in bunker sicuri campioni di oltre 18.000 varietà del territorio romeno! Silvia Străjeru, direttrice di questa straordinaria istituzione, ricorda: «Era il 2009 e il signor Ion Longin Popescu, vostro collega di Formula AS, mi intervistò sul tesoro delle vecchie sementi contadine, molte scomparse ma che avevamo salvato nelle nostre collezioni. Parlammo dell’importanza di questo patrimonio nazionale che si perde e del valore di ciò che un tempo coltivavano i contadini. Dopo la pubblicazione dell’intervista, il telefono della segreteria cominciò subito a squillare. La gente chiedeva se potevamo prestare qualche seme per coltivarlo e perpetuare le vecchie varietà. All’inizio rispondevo io stessa, annotavo nome e indirizzo, quali semi desideravano e li spedivo per posta. Poi le telefonate aumentarono e non riuscivamo più a gestirle: dovemmo assumere una segretaria apposta. Di anno in anno le richieste crescevano e sempre più persone chiamavano da ogni angolo del Paese per chiedere vecchi semi. Era insolito per un’istituzione come la nostra occuparsi di una cosa simile. Nel mondo sono pochissime le banche del germoplasma che donano semi, di solito li conservano e li studiano soltanto. Ma pensammo che, in fondo, nel nostro operato ci fosse anche un’opportunità. Questi semi di vecchie varietà rischiano di scomparire, alcuni esistono solo da noi. Perché non moltiplicarli, perché non provare a ricostituire un po’ di questo patrimonio genetico? Così abbiamo stabilito alcuni criteri di assegnazione, creato un modulo online e continuato a donare sementi. È molto importante avere queste varietà tradizionali e negli ultimi anni le richieste sono aumentate enormemente. La gente è molto soddisfatta di ciò che riceve perché lo abbiamo studiato e sappiamo che cosa diamo. Cerchiamo di diffonderle il più possibile nelle coltivazioni, affinché non siano soltanto conservate qui, ma moltiplicate e continuino il loro sviluppo naturale. Di fronte ai cambiamenti climatici è molto importante avere varietà adattate all’ambiente, e si adattano solo se coltivate e rafforzate anno dopo anno. Queste varietà tradizionali si possono coltivare senza pesticidi e prodotti chimici, il che è estremamente importante anche per la nostra salute. Certo, serve anche l’agricoltura intensiva, ma questo non deve farci uccidere l’agricoltura tradizionale, gli ortaggi negli orti della gente».
I cercatori d’«oro»

Silvia Strajeru e il tesoro di Suceava
Dal 1990, le squadre della Banca del germoplasma di Suceava hanno percorso i villaggi romeni almeno due volte all’anno, soprattutto quelli più isolati, per scoprire vecchie sementi conservate di generazione in generazione. Di villaggio in villaggio, di porta in porta. In questo modo sono riuscite a salvare oltre 3000 varietà di fagioli e aglio dal sapore particolare, pomodori come quelli che ricordiamo soltanto dalla nostra infanzia e molto altro. I semi raccolti sono stati messi al microscopio, ne è stata studiata la struttura e sono stati schedati, ciascuno con la propria storia così come sapeva raccontarla il contadino presso cui venivano trovati. Persino ricette nelle quali potevano essere usati gli ortaggi contadini. Tutti i semi raccolti e salvati dalla scomparsa sono ora conservati in enormi bunker d’acciaio inossidabile, a -20 gradi, in bustine di alluminio con speciali codici identificativi. Ho visitato questo tesoro gigantesco in cui sono custoditi i semi raccolti da migliaia di contadini. Una sorta di cattedrale gelata, con semi miracolosi che aspettano solo di germogliare ancora e tremare in primavera al sole. Tesori che nascondono gli orti dei nostri nonni, come ricordo per il futuro.
Semi con l’anima

Alcuni di coloro che promuovono i semi con l’anima
Ma chi sono questi «resistenti» dei semi? Chi sono questi contadini «clandestini», fedeli agli orti di una volta, e quale rivoluzione preparano? Per conoscerli ho attraversato il Paese in lungo e in largo. Una delle «rivoluzionarie» è una nonna del villaggio di Săhăteni, nel distretto di Buzău. Mi apre il cancello con un grande sorriso, si sistema gli occhiali per vedermi meglio e ci avviamo a piccoli passi, per mostrarmi l’orto dietro casa. Si chiama Rodica Meiroşu. Nel 2015 si è unita ad alcuni amici e hanno formato l’associazione «Semințe cu suflet», pur senza registrarla ufficialmente. Volevano soltanto tramandare i vecchi semi contadini che coltivavano loro stessi negli orti vicino a casa. In breve sono arrivati a quasi 2000 membri. Hanno organizzato 60 «mercati liberi» in tutta la Romania e persino a Chișinău, dove regalavano il surplus di semi, spiegando come coltivarli e perché è importante conservare le varietà romene.
Rodica si siede su uno sgabello, le mani in grembo, e racconta: «Prendiamo le nostre borse di semi e partiamo per il Paese. Paghiamo da soli trasporto, alloggio e pasti e, se non troviamo uno spazio gratuito, paghiamo anche quello per organizzare i “mercati liberi”. A volte viaggiamo tutta la notte in treno. All’inizio la gente veniva poco, perché non sapeva di che cosa si trattasse e non si fidava quando dicevamo che regalavamo buoni semi. Ma man mano che li prendevano, li mettevano negli orti e si spargeva la voce che erano pomodori dal sapore di una volta, le cose cambiarono. A Sibiu, per esempio, dove organizzammo un mercato libero, arrivò gente da varie zone del Paese, persino da Teleorman! Il mercato apriva alle 10, ma alle otto c’erano già persone radunate, pensavamo che ci avrebbero schiacciati! In un’ora distribuimmo tutti i semi. Chi era rimasto senza ci supplicava di vendergliene. E così è stato sempre dopo, con centinaia di persone ai nostri mercati. Guardi, mi vengono le lacrime anche ora al ricordo. C’era una signora romena del Belgio; le diedi una bustina e lei era felice come una bambina! La stringeva al petto, felice e piangente, e mi abbracciò fino a far piangere anche me… Vengono qui da me giovani famiglie con i bambini per mano, famiglie trasferitesi dalla città alla campagna, perché dia loro dei semi. Per loro ho viaggiato nel Paese, per chi capisce che cosa significa il nostro seme contadino, conservato di generazione in generazione. Un giorno si presentò un signore dicendo di vivere in Canada e di volere semi di pomodori romeni da piantare nel suo orticello lì, perché anche i figli sapessero che sapore hanno i pomodori veri, di casa, della Romania. Si preoccupava di come farli passare alla frontiera, perché lì è vietato introdurre semi stranieri. Pensava di metterli in un barattolo di marmellata e portarli così, per seminarli nel suo orto. A che punto siamo arrivati! È questo il mondo in cui vogliamo vivere? Mi hanno scritto dalla Danimarca chiedendo vecchi semi di aneto e prezzemolo, con il profumo autentico di casa nostra!».
Con le rimostranze a Bruxelles

Stela Zamoiu
In un altro villaggio, Dâmbroca, nel distretto di Buzău, lungo una strada piuttosto sconnessa, vive Stela Zămoiu. Si presenta così: «Mia nonna era contadina, mia madre era contadina e anch’io sono contadina da quando mi ricordo». Ha tre figlie e insieme curano quattro orti. In casa sua c’è uno dei punti di raccolta dei semi donati da altri contadini e ridistribuiti attraverso Eco Ruralis. Mi invita proprio nella stanzetta dove sono conservati. Scaffali dal pavimento al soffitto, stipati di barattoli, scatole, sacchetti e buste, tutto attentamente etichettato con il tipo e la varietà della pianta. Nella sua voce si avverte la rivolta degli abitanti lasciati senza sostegno, emarginati e ignorati da ogni autorità statale: «Siamo andati a Bruxelles a protestare, perché noi contadini siamo pochissimo aiutati e senza diritti: perché non dovremmo poter vendere i nostri semi? Perché neppure a livello locale? Non abbiamo molta terra e per questo non riceviamo nemmeno sussidi. I nostri ortaggi sono più sani e saporiti, meno costosi da coltivare e non inquinano, eppure nessuno ci vede, nessuno ci considera! A Bruxelles ci hanno ricevuti e abbiamo detto tutto questo; eravamo una delegazione di contadini. Ci hanno ascoltati e hanno detto che ci avrebbero contattati. Sono passati due anni e nessuno si è fatto vivo. Lì… è politica ad alto livello e la fanno sempre quelli che hanno il potere…».
Stela mi mostra ciò che ha sugli scaffali, di sua produzione: 62 varietà di pomodori, «basilici e aromatiche», oltre 20 varietà di fagioli rampicanti e «circa 15 nani», aneto, spinacio rampicante, cetriolo amaro per i diabetici, romice, romice crespo —«come il romice, ma un po’ più acidulo»— e molti altri ortaggi. Persino fiori per proteggere gli orti dai moscerini: tageti «per attirare le api all’impollinazione», girasoli, aquilegie… Non spruzza mai nulla, usa soltanto infusi di ortica, celidonia ed equiseto se c’è peronospora.
I semi sono bianchi e puliti, Stela «ci scrive» per non confonderli. Ha tecniche particolari per pulirli: a volte li lascia a bagno tre giorni, li lava in dieci acque e li asciuga su pezzi di garza. Così ha imparato dalla madre, così fa lei e così hanno imparato a fare anche le figlie.
Stela guarda i semi ordinati sugli scaffali e mi dice: «Quando ero bambina andavo al mercato a Buzău. Mia nonna era povera e anziana e andavo con lei per portarle i secchi di pomodori, perché così li portava al mercato. Ricordo ancora mio nonno che passava tutta la giornata nella serra a tunnel. Ce l’ho anch’io nel sangue, l’orto e le verdure…».
Vali Cucu e i pomodori giganti

Vali Cucu e i pomodori giganti
Da Stela Zămoiu sono partito per il nord della Moldavia, nel distretto di Neamț. Fra tutte le sementi contadine, le più ricercate sono quelle di pomodoro. E in questo campo Vali Cucu, del villaggio di Bălțătești, è un campione! Ha semi di pomodori giganti che arrivano a 1,5 chilogrammi! Un agronomo gli regalò una volta cinque semi. «Questa è una varietà speciale! Produce pomodori giganti!», gli disse. E così fu! Da quei cinque semi, oggi Vali Cucu invia semi di pomodori giganti in tutto il Paese. Se li contesero persino in Grecia, dove era andato «per uno scambio di esperienze e semi»: «Dai greci, in due ore ho dato tutte le 300 bustine che avevo con me. Non parlo inglese, ma sapete come mi sono inteso con i contadini di lì? Eravamo come fratelli! Ci capivamo con gli sguardi e i gesti! Ci legava la terra, ci legavano queste piante, ecco…».
Vali Cucu ha quasi 70 anni, ma lavora ancora con tenacia: «Il seme è prezioso come l’oro! E chi detiene il seme detiene il controllo! Hanno cercato di vietare noi, quelli delle varietà contadine, ma non ci sono riusciti. Vorrebbero sul mercato soltanto ibridi, perché è un affare enorme! E oltre agli affari si tratta di controllo: se non hai più il tuo seme, comprerai, e quando dipendi solo dal venditore… sei nelle sue mani. Inoltre devi comprare 4-5-6 trattamenti nel pacchetto, altrimenti non ottieni molto. Allora perché avvelenare il tuo cibo, dipendere dagli altri, spendere i tuoi soldi e alla fine avere cibo scadente? Qui nel nostro villaggio la maggior parte coltiva varietà contadine e produce da sé i semi anno dopo anno, perché ha capito. Solo chi vende al mercato compra ibridi».

Il tesoro dei semi con l’anima
Vali Cucu non ha soltanto sementi contadine, ma anche consigli e trattamenti puliti, senza prodotti chimici. Per aumentare la produzione ha una vecchia ricetta russa con pollina e lievito di birra, mentre per gli insetti dannosi sta preparando una soluzione di fiori di crisantemo selvatico.
Vali Cucu conosce Stela di Dâmbroca e Rodica di Săhăteni. In generale questi contadini custodi delle vecchie sementi si conoscono fra loro, non solo nel villaggio ma in tutto il Paese. Si telefonano, si incontrano ed è una grande gioia vedersi, scambiare semi e raccontare che cosa hanno coltivato nei loro orti e quali difficoltà hanno superato. Forse è proprio questo lo spirito dei semi di una volta: unire le persone, farle sentire parte di una grande famiglia, stringere amicizie e insegnare il rispetto per la terra.

Un mercato libero di sementi contadine
Il mio viaggio si è concluso. Sono tornato a casa con molti semi regalati dalle persone che avevo conosciuto. Li ho condivisi con familiari, amici e vicini. Così siamo diventati tutti complici di chi resiste nei propri orti, sparso nei villaggi romeni. Riuscirà questa «rivoluzione» dei contadini che credono nel destino delle sementi romene? I governanti si sveglieranno prima che sia troppo tardi? In attesa della risposta, per ora ho sparso i semi nel semenzaio, pensando ai miei nonni e al loro meraviglioso orto, in cui sono cresciuto. E il giorno in cui spunteranno le prime piantine, illuminando la finestra con il loro verde delicato, sarà il segno che i sogni, quando ci crediamo, si realizzano!
di CATALIN MANOLE, pubblicato originariamente su Formula AS, NUMERO 1465



