
GABRIEL PĂUN (Consigliere apolitico del primo ministro / Agent Green): «In questi momenti si tagliano gli ultimi resti di Codrii Vlăsiei»
«Nel sud della Romania è rimasto il 5% delle foreste»
– Agent Green ha recentemente lanciato una raccolta di firme per salvare le foreste intorno alle città. Al centro dell’attenzione ci sono Codrii Vlăsiei, le celebri foreste storiche del sud romeno. Cosa vi ha spinto ad avviare questa azione?

– Secoli fa Codrii Vlăsiei si estendeva dai Carpazi al Danubio come una giungla amazzonica. Un paradiso con alberi di 500 anni. Ora parliamo di desertificazione, non tanto per i cambiamenti climatici quanto per il taglio delle foreste. Nelle province meridionali di Călărași e Ialomița, dove la desertificazione è sempre più acuta, è rimasto il 5% delle superfici forestali. La foresta di Snagov, una parte un po’ meglio conservata di Codrii Vlăsiei, è sotto assedio in questi giorni. Sono entrati nelle ultime particelle con alberi monumentali di 200 anni e tagliano ettaro dopo ettaro. Dove esisteva una riserva di 1100 ettari, lo status è stato cambiato con un tratto di penna e sono rimasti soltanto 110 ettari protetti. La foresta di Andronache, cui mi legano molti ricordi d’infanzia, è irriconoscibile. C’è una grande fame di legname e non importa che siano gli ultimi resti di un simbolo della storia romena, non contano la biodiversità e la salute della popolazione; contano soltanto i «pezzi», come Romsilva chiama gli alberi. A Bucarest, quando non soffia il vento, abbiamo un inquinamento estremo. Quando soffia lo disperde un po’, ma cosa porta quel vento? Ondate di polvere da zone che si desertificano, non più aria fresca, perché le antiche foreste vengono tagliate senza pietà.
«La foresta intorno alle grandi città viene decimata per il legname e per fare spazio ai quartieri residenziali»
– Le foreste di Stefano il Grande erano famose quanto Codrii Vlăsiei. La loro sorte è migliore?
– Un’altra città con una percentuale minima di spazi verdi è Iași, soggetta a una procedura europea d’infrazione per l’inquinamento. I suoi abitanti dipendono dall’ossigeno della foresta Bârnova–Repedea che, pur essendo una riserva Natura 2000, continua a essere sistematicamente mutilata mentre le motoseghe avanzano cercando gli alberi più importanti. Tutte quelle vecchie foreste di faggi, querce e latifoglie vengono tagliate a ritmo serrato. È una tragedia. Ogni settimana, quando escono a passeggiare, gli abitanti trovano la foresta sempre più martoriata, ma il presidente del Consiglio provinciale Costel Alexe, ex ministro dell’Ambiente indagato per tangenti, ride loro in faccia. Darò un esempio positivo di cosa possa significare una foresta per una città a solo un’ora di volo da noi: Vienna. Gli austriaci hanno capito che l’aria entra in città da nord e nessuno tocca un ramo di quelle foreste, che godono della massima protezione legale. Industria, raffinerie e inceneritori sono stati spostati a sud; da lì non arriva mai alcun odore in città e, d’estate, con 30-40 gradi, circola aria pulita di foresta. In Romania la foresta intorno alle grandi città viene decimata per il legname e per fare spazio ai quartieri residenziali.
«Romsilva tiene conto soltanto dei metri cubi e dei soldi»
– Non esiste alcuna protezione per queste foreste?

C’era una volta un albero…
– Non esiste, anche se dovrebbero essere protette per legge e trattate come templi: sono i polmoni delle grandi città, da lì viene l’aria che respiriamo. Ma Romsilva non tiene conto né di questo né delle norme tecniche legali, soltanto dei metri cubi e dei soldi. Vanta il ringiovanimento della foresta e tenta di imporre l’idea che gli alberi vecchi siano malati e debbano essere rimossi rapidamente. Una falsità assoluta! La foresta non ha bisogno delle motoseghe per ringiovanire: si rigenera da millenni e gli alberi possono vivere 4-500 anni. Questi alberi vecchi sono l’essenza della vita forestale, preservano la biodiversità, producono più ossigeno e trattengono più carbonio di tutti gli altri alberi della foresta. Senza di loro la vita scompare, perché moltissime specie, dalle piante agli insetti e agli uccelli, dipendono esclusivamente da essi. Sono proprio quelli più ricercati da Romsilva per il loro valore economico. Anche caduto, un albero simile deve restare nella foresta: significa humus, nutrimento delle generazioni successive. Le norme tecniche dicono che va conservato il 70% della specie dominante in una foresta. Sono andato con un ingegnere forestale a Snagov, dove si abbattono querce monumentali, e soltanto il 10% di ciò che viene piantato al loro posto è costituito da querce. Il resto sono altre specie, perciò la foresta futura non avrà legami con quella attuale. Romsilva deve rispettare una certificazione internazionale che impone di conservare almeno 5 alberi per la biodiversità a ettaro, ma questo non viene rispettato neppure nelle aree protette. Romsilva rade tutto, ettaro dopo ettaro, e l’istituzione di controllo, la Guardia forestale, chiude gli occhi; per questo la Romania è sottoposta a una procedura d’infrazione anche per le foreste.
«Vogliamo un decreto ministeriale che protegga questi polmoni delle città»
– Qual è l’obiettivo della vostra campagna «Foreste per le città della Romania»?

– I romeni vivono sei anni meno della media dell’UE. Vogliamo migliorare la qualità della vita e proteggere le foreste intorno alle città ha un ruolo importante in questa equazione. È urgente fermare i tagli. Vogliamo un decreto ministeriale che protegga rigorosamente le foreste in un cerchio di 10 chilometri intorno alle grandi città e introduca il concetto di fustaia disetanea per taglio a scelta, una foresta perpetua, per altri 20 chilometri. Poi ci rivolgiamo a tutti i sindaci della Romania per trovare spazi da imboschire. Intorno alle città ci sono migliaia di terreni agricoli abbandonati e degradati. Trasformati in fasce forestali, fermeranno l’avanzata della desertificazione, attireranno uccelli e animali e porteranno aria pulita. Vogliamo che gli zoo creati cementificando abusivamente spazi verdi per tenervi animali sofferenti in condizioni terribili siano chiusi e tornino nel ciclo naturale. È passato più di un secolo da quando la Romania ha avuto sindaci visionari che lasciassero un’eredità benefica alle generazioni successive. Un esempio storico è il celebre sindaco di Craiova Romanescu, che ha lasciato un parco magnifico portando la capitale dell’Oltenia al secondo posto, dopo Brașov, per spazi verdi per abitante. Anche oggi c’è grande bisogno di sindaci così.
– Pensi che la nostra società abbia raggiunto il livello per impegnarsi seriamente e fare pressione sulle autorità, creando un ambiente di vita più sano?
– Il fatto che per decenni l’istruzione non sia stata una priorità e che ancora oggi siamo ultimi nell’UE per il bilancio dedicato all’istruzione comporta una bassa consapevolezza dei problemi ambientali. La maggioranza non collega semplicemente i tagli abusivi, la scomparsa o il deterioramento dell’ambiente e la salute. Inoltre il comunismo ci ha insegnato a essere obbedienti, a non lottare per la libertà d’espressione se volevamo evitarne le conseguenze. Ancora oggi alcuni partecipanti alle nostre proteste, tra cui insegnanti e biologi, vengono intimiditi sul lavoro. Se troviamo il coraggio abbiamo una possibilità. Agent Green cerca di educare mostrando la distruzione della natura mentre avviene. Vogliamo ispirare altre organizzazioni locali in tutto il paese ad agire e difendere anche un piccolo pezzo di foresta ai margini delle città. Esistono tre modalità d’azione. È difficile organizzare proteste durante la pandemia, ma l’autunno scorso abbiamo trovato una soluzione: chi è uscito a difendere la foresta si è disposto lungo un chilometro dei suoi sentieri. Il secondo modo per attirare l’attenzione è attraverso i media, il terzo mediante azioni giudiziarie. Può farlo qualsiasi cittadino o ONG. Abbiamo citato in giudizio Romsilva e l’Agenzia per la protezione dell’ambiente. Certo, i processi durano e intanto i tagli continuano, ma siamo comunque riusciti così a salvare foreste di grande importanza.
Il primo ministro è un interlocutore serio
– Ci sono tuttavia anche segnali che i problemi ambientali comincino a risolversi anche in Romania…
– Apprezzo che i disboscamenti abusivi siano diventati un tema sensibile nei media. Credo che Sumal 2.0, pur con tutte le lacune attuali sulla trasparenza promessa, possa combattere questi tagli illegali. Credo che questa volontà politica esista nel Governo; per questo ho accettato di diventare consigliere onorario apolitico del primo ministro per le questioni ambientali. Pur essendo Florin Cîțu un esperto di finanza, posso discutere con lui di natura nel senso più profondo. È il mio primo interlocutore serio nel Governo in 20 anni da attivista ambientale. Un’altra buona notizia è lo stanziamento di un miliardo e mezzo di euro del Piano di ricostruzione per imboschimenti e ripristino di foreste degradate. Resta da far sì che questa volontà degli apripista si trasmetta all’apparato amministrativo. Occorre un grande cambiamento di mentalità nel Ministero dell’Ambiente e nelle istituzioni di controllo. ANPM, Guardia forestale e Romsilva devono adattare la propria mentalità alle sfide del XXI secolo. Al momento, però, le vecchie abitudini resistono.
di IULIAN IGNAT
Pubblicato originariamente in «Formula AS» – NUMERO 1463



