
Agent Green denuncia alla Commissione europea il sacrificio del Semenic per un comprensorio sciistico dal futuro climatico non verificato
I documenti del progetto prevedono disboscamenti e perdite di habitat Natura 2000, mentre il JRC avverte che le stazioni a bassa quota sono tra le più esposte al riscaldamento
Reșița, 23 settembre 2026 – Agent Green trasmette alla Commissione europea la denuncia formale sul progetto Sviluppo della zona turistica Semenic e chiede un intervento urgente per fermare i lavori irreversibili fino alla verifica della legalità dell’intero progetto. Il dossier indica autorizzazioni frammentate, dati contraddittori sugli habitat, valutazioni biologiche insufficienti, rischi per l’acqua e un’analisi climatica rivolta al passato per un investimento destinato a funzionare per decenni [1].
Nel 2018–2019, l’esclusione definitiva dal patrimonio forestale di 23,0566 ettari, con il disboscamento di 22,5635 ettari e circa 7.329 m³ di legname, è stata trattata separatamente ed esentata dalla valutazione d’impatto e dalla valutazione d’incidenza, sebbene gli atti la colleghino esplicitamente allo sviluppo turistico del Semenic [2]. La valutazione del 2023 ha poi quantificato perdite di 15,667 ettari dell’habitat forestale 9110 e 11,77 ettari dell’habitat 9130, pari al 25,23% e al 12,37% delle superfici locali cartografate. Per tre torbiere di transizione 7140, la documentazione ha descritto un effetto cumulativo elevato e un rischio grave a lungo termine, per poi concludere che l’impatto fosse nullo [3].
«Nel Semenic, le percentuali sembrano subire cambiamenti climatici più rapidi della montagna: le perdite locali del 25,23% e del 12,37% si riducono negli atti successivi finché l’impatto diventa quasi invisibile. Non è precauzione scientifica. È illusionismo amministrativo con foreste reali». — Gabriel Păun, fondatore di Agent Green
Il rapporto del 2024 torna a percentuali generiche molto basse senza riconciliarle con la cartografia più dettagliata del 2023. Presuppone circa 100 giorni di sci e un’estesa rete di innevamento artificiale, ma il capitolo climatico si basa soprattutto su osservazioni del 1998–2021 e standard storici. Mancano prove sull’affidabilità della neve, sulle finestre di temperatura a bulbo umido necessarie ai cannoni, sulla disponibilità d’acqua e sui consumi energetici negli scenari per il 2030, 2040, 2050 e la fine della vita utile [4].
Il JRC, servizio scientifico della Commissione, avverte che l’affidabilità della neve continuerà a diminuire e che le stazioni a bassa quota sono particolarmente esposte [5]. Gli orientamenti della Commissione per la resilienza climatica delle infrastrutture richiedono proiezioni coerenti con la vita utile dell’investimento, analisi di vulnerabilità e prove di scenari severi [6]. Uno studio europeo su 2.234 stazioni mostra che la neve artificiale riduce il rischio senza eliminarlo, aumentando la pressione su acqua, energia ed emissioni [7].
«Quando l’inverno scompare, il piano del comune di Reșița è attaccarlo alla presa e alimentarlo con acqua di montagna per le piste del Semenic. È un’idea notevole solo se ignoriamo clima, idrologia e bolletta. Purtroppo non possiamo farlo». — Gabriel Păun, fondatore di Agent Green
La risposta europea non è vietare lo sci, ma adattarsi con lucidità. Climate ADAPT raccomanda di diversificare l’offerta turistica e presenta il caso dello Spessart: passaggio al turismo tutto l’anno, rimozione di uno skilift e uso estivo di altri impianti per escursionismo e ciclismo, insieme a benessere e cultura [8]. Per il Semenic andavano confrontati seriamente il turismo naturalistico nelle quattro stagioni, l’uso delle infrastrutture esistenti, un progetto ridotto e localizzazioni fuori dagli habitat protetti.
«Non chiediamo di bloccare lo sviluppo del Banato. Chiediamo che il Semenic non resti senza foresta prima che l’investimento resti senza neve. Il futuro economico della montagna deve essere costruito sulla natura che esiste tutto l’anno, non su un inverno artificiale finanziato con acqua, energia e denaro pubblico». — Gabriel Păun, fondatore di Agent Green
La denuncia invoca le direttive Habitat, Uccelli, VIA, VAS e quadro sulle acque. Agent Green chiede una valutazione consolidata del progetto, la riconciliazione GIS di tutte le superfici, studi biologici su più stagioni, analisi dei deflussi ecologici e della siccità, scenari climatici prospettici e la verifica delle fonti di finanziamento, del principio DNSH e degli obblighi di resilienza climatica [1].
Agent Green chiede alla Guardia nazionale dell’ambiente di sospendere disboscamenti, movimenti di terra e lavori sulle acque durante l’indagine della Commissione europea. Semenic–Cheile Carașului è un parco nazionale, non un serbatoio per la neve artificiale.
Riferimenti
[1] Agent Green, Denuncia formale alla Commissione europea sul progetto Semenic, 19 settembre 2026, sezioni A, H, K–N e P
[2] APM Caraș-Severin, decisione di verifica preliminare n. 348/10.12.2018, rivista nel 2019, pp. 1–6.
[3] Rapporto ambientale PUZ Semenic, 2020, pp. 114–126 e 137–181; memoria di valutazione d’incidenza PUZ Semenic, 2023, pp. 114–122.
[4] Rapporto di valutazione d’impatto ambientale, Sviluppo della zona turistica Semenic, 2024, pp. 24, 247–251 e 291–293.
[5] JRC, Impacts of climate change in tourism in Europe, studio PESETA sul turismo, 2010
[6] Commissione europea, Orientamenti tecnici per infrastrutture a prova di clima 2021–2027
[7] François et al., Climate change exacerbates snow water energy challenges for European ski tourism, Nature Climate Change, 2023
[8] Climate ADAPT, Diversificazione del turismo; Adattamento del turismo invernale nello Spessart.
Articoli correlati

Domogled brucia, lo Stato tarda e il Ministero dell’Ambiente vuole «ripulire» le foreste della Romania

La Corte costituzionale apre il vaso di Pandora: i parchi nazionali possono essere sacrificati a progetti idroelettrici controversi

