Vai al contenuto
Un orso bruno adulto e tre piccoli in una foresta, con il logo Agent Green
Comunicati stampa

Lettera aperta – progetto di ordinanza per uccidere 486 orsi

Bucarest, 2 maggio 2023

Lettera aperta relativa a: progetto di ordinanza per l’approvazione dei livelli di prevenzione e intervento per prevenire danni e incidenti causati dalla specie orso (Ursus arctos)

Signor ministro Tanczos Barna,

Riteniamo che il progetto di ordinanza sottoposto al dibattito pubblico contenga errori clamorosi sul piano giuridico, scientifico e morale dalla prima all’ultima pagina e le chiediamo di ritirarlo immediatamente. Getta vergogna sull’istituzione chiamata «Ministero dell’Ambiente». Ciò che ha pubblicato come studio non assomiglia affatto a uno studio. Non può sottoporre al dibattito pubblico un progetto di ordinanza senza il parere dell’Accademia Rumena, che comunque non può essere espresso senza commettere un abuso. Il progetto non ha una metodologia seria e il periodo di raccolta dei dati suggerisce piuttosto che abbia portato sporadicamente la sua squadra a fare picnic con organizzatori di caccia ai trofei per negoziare telefonicamente con i comprensori venatori il prezzo e la tangente per ogni esecuzione di un orso. Il progetto non affronta la causa del problema, ma soltanto il suo effetto. Nella forma sottoposta al dibattito aggraverà certamente il problema: più conflitti uomo-orso, più danni, perdite di vite e destrutturazione della popolazione di orsi. E soprattutto, al termine della lettura abbiamo constatato che ciò che lei chiama studio per giustificare l’uccisione pianificata di 486 orsi non presenta in alcuna forma l’impatto sulla popolazione di orso bruno.

La sua intenzione di favorire l’industria della caccia ai trofei a scapito della popolazione di orso bruno è evidente in tutta l’ordinanza. Dalla prima pagina, già nell’introduzione, abbiamo osservato la contraddizione tra gli obiettivi dello studio e le informazioni pubbliche disponibili. Ufficialmente, prima della Rivoluzione, nel 1988 in Romania vivevano 7880 orsi. Sono seguiti tre decenni di calo della popolazione, anche a causa del bracconaggio, dell’avvelenamento e delle quote di uccisione proposte e approvate (1419 orsi uccisi legalmente tra 1990-1996) per ridurre i danni, come riportato nell’introduzione del progetto. La popolazione registrata è scesa bruscamente in pochi anni a 5500 esemplari nel 1996. Ammettere questi dati ufficiali invita a ripetere gli errori di 33 anni fa che hanno portato alla situazione attuale e rende il suo progetto un’utopia.

Di seguito criticheremo punto per punto alcuni aspetti problematici del progetto, per poi presentare considerazioni per una nuova ordinanza. Per principio, Agent Green sostiene la coesistenza e il coadattamento con gli orsi affrontando la causa dei problemi, non il loro effetto. L’organizzazione non sostiene misure letali in alcuna forma. Gli orsi abituati alla presenza umana che causano problemi sono il risultato di cattive politiche pubbliche e non hanno colpa. Ucciderli non è moralmente giusto. Il Ministero dell’Ambiente deve garantire loro una vita dignitosa in santuari creati e mantenuti dallo Stato rumeno. Agli orsi non abituati deve garantire un habitat sano da ampliare progressivamente. Attualmente è degradato e limitato a poche zone montuose dove la specie si è rifugiata, anziché essere a proprio agio. Il ministero deve riparare urgentemente la reputazione dell’orso, alla cui persecuzione ha contribuito con cattive politiche e dichiarazioni allarmistiche in malafede. Le future politiche pubbliche devono considerare i cambiamenti climatici, che incidono negativamente e in modo accelerato sulla popolazione di orso bruno.

Al punto 1 dello studio, «Scopo e necessità», sottopunto 1.1, «Elementi di riferimento», si legge: «Le deroghe non vengono concesse se esiste il rischio di un impatto negativo significativo, qualitativo o quantitativo, sulla popolazione oggetto della deroga».

Ma lo studio non presenta da nessuna parte l’impatto sulla popolazione, soltanto metodi per calcolare un livello massimo di prelievo di orsi. Uno studio deve presentare un’analisi minuziosa del rischio e una valutazione dell’impatto.

Al punto 2, «Attività specifiche», scrive: «queste sono distribuite nell’intero areale della specie, con un numero maggiore nelle contee di Harghita, Mureș, Covasna, Brașov, Argeș, Sibiu e Prahova, in correlazione diretta con le elevate densità registrate».

In realtà i danni presentati non sono distribuiti nell’intero areale della specie. Quantifichi quindi la loro distribuzione rispetto a quella della specie. Non può neppure usare legittimamente l’espressione «correlazione diretta», perché «correlazione» non implica «causalità». A pagina 11 dello studio approvato, nella sezione sul metodo di calcolo, il coefficiente di correlazione «r» tra densità degli orsi e numero di danni è indicato come 0.2. Ciò significa una correlazione debole («p» è < 0.00, ma coefficienti «r» inferiori a 0.3 indicano una correlazione debole tra le variabili analizzate). Interpretare il calcolo a favore di una quota più alta è quindi un abuso.

Più avanti, sempre al punto 2, «Attività specifiche», si legge: «Nel resto dell’areale dell’orso bruno, l’ammontare dei danni varia tra 170 e 580128 lei per comprensorio venatorio, con i valori più elevati segnalati nelle contee di Harghita, Mureș, Covasna, Brașov e Sibiu. La distribuzione dei valori dei danni è direttamente correlata alla densità della specie registrata nelle zone citate».

Si tratta di una grave disinformazione per omissione deliberata: presentare la variazione degli indennizzi senza indicare quando e dove sono stati registrati i valori minimi, massimi e intermedi, e senza una media, non è credibile. Deve inoltre essere presentata la correlazione tra numero di deroghe assegnate per comprensorio venatorio e numero di danni + loro valore, per quantificare l’effetto delle deroghe applicate sul livello dei danni. Infine persiste il problema della correlazione tra valori presentati e densità degli orsi, perché il coefficiente «r» calcolato di 0.13 indica una correlazione debole.

«2. Analisi delle deroghe concesse conformemente alle ordinanze ministeriali che derogano alle misure di protezione, confrontate con la localizzazione delle situazioni conflittuali e dei danni registrati nel periodo 2015-2020, per comprensorio venatorio;» Titolo a pagina 5

Analizzare i conflitti del 2015-2020 rispetto alle deroghe del 2019-2022 è del tutto inappropriato, perché quelle applicate nel 2015-2020 sono completamente diverse da quelle del 2019-2022. È come confrontare il tenore di vita dei rumeni del 1990-2007 con la capacità produttiva del 2007-2022. Inoltre, nel capitolo si analizzano, o meglio si confrontano, le richieste di deroga con quelle concesse; non abbiamo individuato alcun elemento quantitativo sui danni o sulle situazioni conflittuali.

Al punto 2.2, «Analisi delle deroghe concesse conformemente alle ordinanze ministeriali che derogano alle misure di protezione, confrontate con la localizzazione delle situazioni conflittuali e dei danni registrati nel 2015-2020, per comprensorio venatorio», si precisa: «I dati sulle deroghe sono stati ricavati dal sito del beneficiario per il 2019-2022 (periodo concordato con il beneficiario). L’analisi confronta le richieste di deroga con le deroghe concesse. In totale ne sono state richieste 356 e concesse 187, delle quali 140 attuate. Di queste 140, 122 riguardavano il prelievo di orsi bruni e 18 il trasferimento di orsi (Fig. 3-5). La maggior parte è stata concessa nelle contee con i maggiori danni e le densità più elevate».

La formulazione non indica gli atti normativi considerati, né il periodo e il contesto di applicazione delle deroghe. Questa sezione non può chiamarsi «analisi». Si afferma che le deroghe fino al 2022 sono state distribuite dove danni e densità erano elevati, ma non si mostra come abbiano contribuito a ridurli. In conclusione, assegnare un livello massimo di deroghe per l’uccisione non può risolvere danni, conflitti e densità della popolazione.

Gli autori affermano inoltre che il numero di esemplari uccisi secondo i dati della «Situazione delle deroghe per l’orso bruno (Ursus arctos), ai sensi dell’Ordinanza ministeriale 724/2019, all’11.10.2022» «rappresenta meno dell’1% della popolazione e ne ha influenzato in misura insignificante il comportamento e la dinamica; l’ammontare dei danni causati dalla specie mantiene una tendenza crescente».

Questa interpretazione è abusiva e illogica. Le deroghe concesse riguardavano ufficialmente orsi problematici, non la riduzione della popolazione. L’interpretazione logica è dunque che non possiamo aspettarci che le deroghe applicate ai sensi dell’Ordinanza ministeriale 724/2019 modifichino il comportamento e la dinamica della popolazione.

Al punto 3.3, «Partecipazione, insieme ai gestori dei comprensori venatori, ai rappresentanti delle agenzie locali di protezione ambientale e ad altri soggetti interessati (ONG, istituti di ricerca/università, musei), alla raccolta di dati sul campo nel 10% dei comprensori occupati da orso bruno (Ursus arctos), lince (Lynx lynx) e gatto selvatico (Felis silvestris), e verifica a campione della valutazione in un ulteriore 10% dei comprensori occupati da orso bruno (Ursus arctos), lince (Lynx lynx) e gatto selvatico (Felis silvestris), visitando i gestori in almeno 10 contee; identificazione delle unità riproduttive (femmine con piccoli). Per l’orso, la raccolta dei dati sul campo avverrà conformemente all’Ordinanza ministeriale nº 625/28.06.2018, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale rumena nº 549 del 02.07.2018, che approva il Piano nazionale d’azione per la conservazione della popolazione di orso bruno in Romania – azione 1.3, Monitoraggio nazionale della popolazione di orso bruno, lettera c), Monitoraggio permanente».

Dal confronto delle figure 6 e 8 risulta che almeno nelle contee di Caraș Severin, Mehedinți, Bihor, Suceava e Maramureș sono state svolte ricerche senza trovare orsi. Supponiamo che i dati siano errati o incompleti. Non sono indicate le date e località in cui erano presenti anche osservatori di ONG o altri soggetti interessati, né il metodo di verifica applicato. L’identificazione delle unità riproduttive non può servire a verificare e validare senza conoscere altri indicatori della popolazione, come il rapporto femmine/maschi o adulti/giovani. La scienza non convalida questo metodo come metodo di controllo.

Il piano d’azione non prevede una metodologia chiara per il monitoraggio annuale della popolazione di orsi, ma raccomanda il metodo dei transetti proposto da LIFEURSUS, non visibilmente applicato nel 2021 e nel 2022.

Al punto 2.5.1, «Analisi dei dati per comprensorio venatorio, contea e paese nel sistema GIS ed elaborazione di mappe GIS per categorie di densità della popolazione di orsi», gli autori precisano: «Il numero minimo nazionale di individui è stato calcolato usando la percentuale media di crescita delle popolazioni di orsi nel mondo (1,136). La popolazione di orso bruno della Romania potrebbe avere tassi di crescita superiori ad altre popolazioni, data la diffusa alimentazione supplementare, che potrebbe aumentare la sopravvivenza (Popescu et al. 2016) (Articolo allegato nelle appendici)».

Questa percentuale media mondiale di crescita di 1,136 è in realtà il tasso massimo annuo stimato nel 1974-1994 per la popolazione di grizzly dello Stato canadese della Columbia Britannica, una sottospecie diversa dall’orso bruno europeo. L’informazione è stata ripresa erroneamente dall’articolo citato di Popescu et al. del 2016. Il Consiglio d’Europa non permette più di nutrire gli orsi. Gli autori devono chiarire l’affermazione sull’alimentazione. Poiché ritengono che faccia aumentare la popolazione mentre l’obiettivo è ridurla, chiediamo di precisare in quale misura la pratica debba essere abbandonata o continuata e quanto contribuisca ai danni.

Al punto 2.5.2, gli autori affermano: «È stato utilizzato il valore massimo di riferimento comunicato dal nostro paese per il 2013-2018 (7200 esemplari, somma dei valori per bioregione), impiegato nello studio per il 2018 come popolazione di riferimento:

https://nature-art17.eionet.europa.eu/article17/species/report

La formulazione fa capire che il massimo comunicato nel 2018 (7200 esemplari) è servito per calcolare il minimo. È scorretto, perché normalmente per stimare un minimo si usano valori medi, non massimi. Inoltre, è scientificamente errato confrontare valori calcolati per bioregione mediante campionamento con quelli calcolati per comprensorio venatorio e contea, indipendentemente dal metodo.

Al punto 2.5.3: «Applicando la percentuale media mondiale di crescita delle popolazioni di orsi (1,136) a 7200, è risultato un minimo di 7703 individui per il 2023».

Riteniamo questo calcolo errato. Moltiplicando N2018 = 7200 per λ = 1,136 non otteniamo il valore di 7703 presentato dagli autori. Calcolando la crescita nel 2018-2022 otteniamo un tasso di 1,07 (ossia 7%), assente dalla metodologia. Considerando l’intervallo di 4 anni e questo tasso, sembra innaturale che sia rimasto costante per quattro anni, mentre gli autori non mostrano se abbiano calcolato altri tassi annui. Possiamo quindi considerare 7703 una cifra estranea alla scienza e legata al libero arbitrio. Il destino di una specie chiave dell’ecosistema non può essere compromesso da cattivi calcoli.

Al punto 2.5.4: «Il massimo di individui è stato calcolato per il 2022 partendo dalle stime per comprensorio venatorio, centralizzate dalle agenzie di protezione ambientale delle contee, e applicando una correzione negativa di 0,5. È risultato un massimo di 8093 individui, usato per tutti i calcoli successivi. La correzione è seguita alle verifiche sul campo applicando l’indice “COY” per il metodo delle unità riproduttive (Krkovic et.al., 2001)».

Questo approccio rappresenta il tramonto della scienza: minimo e massimo della popolazione sono stati stimati con due metodi diversi, uno per il minimo e l’altro per il massimo, secondo ciò che conveniva ad autori e beneficiari. Per il minimo hanno stimato una crescita rispetto a un valore stabilito nel 2018 per bioregione, con dati campionari. Per il massimo sono partiti dai numeri di orsi comunicati dai gestori per comprensorio venatorio, applicando una correzione del 50% priva di fondamento scientifico: l’articolo citato non contiene metodi o risultati che suggeriscano l’uso di 0,5 come correzione di una popolazione.

Si legge poi: «Le densità di ogni comprensorio venatorio sono state calcolate usando la media tra l’habitat favorevole all’orso bruno ricavato da Corine Land Cover e la superficie del comprensorio, rapportata a 100 km2 (10 000 ha), Fig. 7-8».

Stabilire la superficie di riferimento per calcolare la densità degli orsi facendo la media tra un habitat favorevole e confini amministrativi fittizi è scientificamente nullo secondo la letteratura attuale sulla specie.

Al punto 2.6, «Identificazione, analisi e presentazione delle alternative accettabili; le proposte di deroga per un numero di orsi, linci e gatti selvatici saranno correlate ai danni importanti e ai casi in cui tali specie hanno messo in pericolo la salute e l’integrità umana nel 2015–2022; fondamento scientifico delle deroghe proposte e legame tra stato di conservazione favorevole e prelievo di un numero di orsi bruni (Ursus arctos), linci (Lynx lynx) e gatti selvatici (Felis silvestris), ai sensi della Direttiva del Consiglio 92/43/EEC sulla conservazione degli habitat naturali e della fauna e flora selvatiche (Direttiva Habitat); stima delle deroghe concedibili per il 2023 per gestore e contea». Si precisa: «I dati di presenza dell’orso bruno per comprensorio venatorio consistevano nel massimo risultante dall’analisi al punto 5 (8093 individui a livello nazionale), poiché qui si propone il massimo intervento sulla popolazione (massimo di individui risultante dallo studio), e perché il valore è derivato dalla correzione dei dati centralizzati nazionalmente e verificati dalle agenzie di protezione ambientale delle contee. Inoltre, l’intervento proposto è massimo senza incidere sull’attuale stato di conservazione e non è obbligatorio attuarlo integralmente. Poiché lo studio propone il livello massimo d’intervento preventivo sull’orso, è stata usata la formula derivante dall’analisi: N=(N1+N2)/2, dove N è il massimo di individui proposti per prevenzione per comprensorio venatorio;»

Il significato dei «dati di presenza» per comprensorio è vago e il loro legame con un massimo nazionale è un mistero, poiché la letteratura rumena mostra che un orso occupa un areale comprendente più comprensori venatori. Inoltre, essendo una specie protetta, il principio di prevenzione impone di rapportare ogni eventuale intervento letale al minimo della popolazione stimata e alla quota minima capace d’incidervi. Secondo tale principio, stabilire una quota su una popolazione massima calcolata erroneamente e su un intervento massimo calcolato con una formula priva di fondamento scientifico è sbagliato e pericoloso. L’assenza dell’obbligo di raggiungere il massimo non giustifica una decisione d’intervento massimo. Per rispettare il principio di prevenzione, il massimo dovrebbe essere il minimo al quale valutare un impatto su una popolazione stimata con una metodologia chiara e scientificamente validata.

A pagina 19 compare un’altra incoerenza: «Per la popolazione di orsi della Romania non esiste un’alternativa soddisfacente alle deroghe, poiché le centinaia di trasferimenti effettuati si sono rivelate inefficaci; gli adulti trasferiti sono tornati al luogo d’origine o hanno creato conflitti nelle aree di destinazione e hanno dovuto essere eliminati».

Al punto 2 gli stessi autori parlano di 18 trasferimenti, ma qui ne menzionano centinaia. Chiediamo al ministero di pubblicare lo studio con l’elenco di queste centinaia di trasferimenti e di interpretarne i risultati.

Gli autori scrivono poi: «L’altissima densità degli orsi in Romania provoca numerose perdite di piccoli uccisi dai maschi, la reazione delle femmine con piccoli per proteggerli; – abbandonare l’habitat naturale e rifugiarsi in coltivazioni, piccoli boschi e vicino agli abitati, dove aumenta il rischio di conflitto con la popolazione e i piccoli crescono praticamente abituati».

Si identifica dunque una regolazione naturale della popolazione tramite i maschi che uccidono i piccoli, ma nell’ultimo paragrafo si chiede espressamente di prelevarli per «permettere alle femmine di tornare nell’habitat naturale». In pratica si raccomanda di ridurre un elemento importante della regolazione naturale. Ciò denota interesse per i trofei e incompetenza.

In realtà non viene nemmeno spiegato in quale misura l’obiettivo di ridurre la popolazione possa essere raggiunto prelevando i maschi dominanti che ne assicurano la regolazione naturale. Non viene neppure fornita una giustificazione di questa raccomandazione nel contesto dell’obiettivo di ridurre la popolazione. Riteniamo che questa raccomandazione dello studio, in rapporto alla proposta del progetto di ordinanza di fissare una soglia massima di 500 punti CIC, sia preoccupante e serva a sostenere l’uccisione di esemplari adulti con trofei pregiati, una misura che non può contribuire a ridurre la popolazione a breve termine ma che, inoltre, ne destrutturerà la composizione, ne provocherà l’aumento a lungo termine ampliando la base della piramide della popolazione di orsi e creerà un rischio di consanguineità. Questa raccomandazione contraddice quindi gli obiettivi dello studio e lo spirito della quota di prevenzione.

Gli autori proseguono scrivendo in un romeno sempre più scorretto che «Considerata la situazione creata dalla decisione infelice (sbagliata) del 2016 sulla gestione dell’orso in Romania, decisione che ha causato decine di persone uccise o mutilate dagli orsi, un aumento esponenziale delle spese statali per gli indennizzi e l’alterazione del comportamento naturale degli orsi, nonché la diminuzione dell’accettazione/tolleranza della popolazione locale verso la presenza degli orsi nelle comunità, nelle colture agricole, nei frutteti e nelle pertinenze domestiche, i gravi danni alle colture, al bestiame e alle foreste, nell’interesse della salute e della sicurezza pubbliche e persino per proteggere la fauna, non esiste altra alternativa praticabile se non concedere deroghe nell’ambito della quota di prevenzione e intervento».

Questa affermazione è una speculazione, poiché non esistono studi o dati che la sostengano.

Verso la fine gli autori affermano che «Per la popolazione di orsi della Romania è possibile intervenire senza causare problemi alla dinamica e allo stato di conservazione favorevole entro il limite del 10% del livello minimo della popolazione. In questo numero rientreranno sia le deroghe per intervento sia quelle per prevenzione. Mentre le deroghe per intervento riguarderanno principalmente gli esemplari con comportamento deviato, indipendentemente dal sesso o dall’età, nel prelievo preventivo si cercherà di ridurre la proporzione di maschi, affinché le femmine con piccoli possano tornare nell’habitat naturale. Secondo gli studi scientifici, i maschi dominanti esercitano una pressione costante sugli esemplari giovani e soprattutto sulle femmine con piccoli, che abbandonano le zone favorevoli alla vita e si avvicinano sempre più alle aree abitate per evitare la predazione (Steyer et. all 2013).»

Lo studio non svolge un’analisi d’impatto che stabilisca questa soglia del 10% come una soglia priva di effetti sulla popolazione. Il piano d’azione per l’orso propone una soglia dell’8%, mentre il tentativo di studio del ministero propone una soglia del 5,94%. Questa affermazione contraddice quindi il resto dello studio.

Considerazioni aggiuntive per la futura ordinanza sulla gestione della popolazione di orsi bruni in Romania

Il controllo della popolazione di orsi bruni con mezzi letali o l’uso di altri metodi che potrebbero incidere negativamente sulla loro sopravvivenza deve essere escluso, considerata la varietà delle minacce cui sono esposti. Gli orsi bruni devono disporre di habitat sicuri ed evitare la persecuzione umana (Weaver e coll., 1996, Estes e coll., 2011, Ripple e coll., 2014, Darimont e coll., 2015). Un orso bruno ha bisogno di un habitat ampio, privo di conflitti con gli esseri umani, per cercare cibo, un compagno, riparo e luoghi per la tana. Un habitat ideale per gli orsi bruni deve offrire una distribuzione e un’abbondanza adeguate di cibo affinché possano svilupparsi armoniosamente. Inoltre, un’altra minaccia critica per gli orsi è l’ingresso di macchinari motorizzati nei loro habitat (Craighead 2002).

Molti ricercatori hanno inoltre sostenuto che i cambiamenti climatici avranno effetti dannosi sugli orsi modificando ulteriormente la disponibilità di fonti alimentari nel loro habitat. Le loro conclusioni dimostrano che il Governo romeno deve prendere con la massima serietà gli effetti dei cambiamenti climatici sugli orsi bruni. Ad esempio, Bojarska e Selva (2012) hanno condotto una revisione globale della selezione alimentare degli orsi in rapporto alla posizione geografica (latitudine, longitudine, altitudine) e a numerose variabili ambientali, come la durata e lo spessore della copertura nevosa.

Hanno riscontrato che alcuni dei «fattori più importanti che influenzano l’ecologia alimentare dell’orso bruno» sono «le condizioni di temperatura e neve» (Bojarska & Selva 2012). Hanno stabilito che ci si può attendere che i cambiamenti climatici influenzino fortemente le abitudini alimentari degli orsi bruni attraverso variazioni nella disponibilità di cibo, nei modelli di ibernazione, nelle esigenze nutrizionali ed energetiche e nel comportamento alimentare. L’aumento delle temperature globali produce inverni più brevi e con meno neve, soprattutto alle latitudini settentrionali e nelle zone elevate (Sagarin & Micheli 2001, Wilmers & Post 2006). Lo scioglimento precoce della neve riduce sostanzialmente la quantità di cibo a fine inverno e in primavera, vitale per gli orsi dopo l’ibernazione e finché non diventano disponibili altre risorse alimentari (Wilmers & Post 2006).

I cambiamenti climatici possono influenzare le abitudini alimentari dell’orso bruno attraverso variazioni nella distribuzione e nella fenologia delle piante. In risposta alle temperature più elevate, Rodriguez e coll. (2007) hanno dimostrato una diminuzione a lungo termine del contributo degli alimenti boreali e temperati alla dieta dell’orso bruno durante la stagione iperfagica, quando gli orsi consumano abitualmente grandi quantità di frutta per accumulare grasso in vista dell’ibernazione e di una riproduzione riuscita. I cambiamenti nel calendario e nell’abbondanza dei frutti, la raccolta di frutti e ghiande e la minore disponibilità di frutti di alta qualità possono avere conseguenze importanti sulla dinamica della popolazione di orsi bruni (Rodriguez e coll., 2007).

Se le principali risorse alimentari degli orsi bruni scompaiono senza una corrispondente modifica del calendario delle risorse alternative, potrebbe verificarsi un grave deficit alimentare (Bojarska e Silva 2012, pp. 133-4). Dagli studi scientifici attualmente disponibili emerge chiaramente che i cambiamenti climatici minacciano e continueranno a minacciare gli orsi bruni modificandone sfavorevolmente l’habitat.

Dorresteijn e coll. (2014) hanno studiato la coesistenza dell’orso bruno con l’uomo in Transilvania, Romania. I ricercatori hanno riscontrato che «orsi ed esseri umani coesistevano in modo relativamente pacifico, nonostante conflitti occasionali». Le chiavi di questa coesistenza erano: 1) la disponibilità di aree boscate collegate alle popolazioni di orsi dei Carpazi; 2) l’uso di una gestione tradizionale del bestiame per ridurre al minimo i danni causati dagli orsi; e 3) una certa tolleranza dei pastori verso i conflitti occasionali con gli orsi.

Dorresteijn e coll. hanno constatato che l’attività degli orsi non era legata agli insediamenti umani e che gli indennizzi per le perdite di bestiame non influenzano l’atteggiamento delle persone verso gli orsi.

Da questi studi emerge che i conflitti tra esseri umani e orsi sono ridotti nelle regioni della Romania in cui le quote di caccia e, probabilmente, le popolazioni di orsi sono più elevate. È evidente che le affermazioni secondo cui la caccia sarebbe necessaria per affrontare il conflitto tra esseri umani e orsi in questa regione sono false.

Il coadattamento e la coesistenza con gli orsi bruni della Romania sono essenziali per la sicurezza della popolazione umana, degli animali e dell’agricoltura.

Agent Green raccomanda che le misure del Ministero dell’Ambiente impongano con fermezza il coadattamento e la coesistenza con gli orsi bruni della Romania. Il coadattamento e la coesistenza devono realizzarsi se vogliamo che gli orsi continuino a esistere; ciò significa che le persone devono essere disposte a condividere l’habitat e a tollerare il basso livello di rischio che rappresentano (Dubois e coll., 2017, Carter e Linnell, 2016, Chapron, Guillaume e coll., 2016). Le persone devono contrastare la propria tendenza a essere «iperpredatori» di altre specie e dei loro habitat (Darimont e coll., 2015, Chapron e López-Bao, 2016).

Nel 2015, un gruppo di accademici, rappresentanti dell’industria e organizzazioni non governative di cinque continenti si è riunito in un seminario di 2 giorni per sviluppare i primi principi internazionali per le decisioni etiche nel controllo della fauna selvatica. Le conclusioni del gruppo sono state pubblicate e sono riassunte come segue:

«Hanno stabilito che gli sforzi per il controllo della fauna selvatica dovrebbero iniziare, ove possibile, modificando le pratiche umane che causano conflitti tra esseri umani e fauna e sviluppando una cultura della coesistenza; che l’esistenza di danni significativi a persone, proprietà, mezzi di sussistenza, ecosistemi e/o altri animali dovrebbe essere giustificata da prove; che dovrebbero esistere obiettivi misurabili basati sui risultati, chiari, raggiungibili, monitorati e adattabili; che le riduzioni prevedibili del benessere animale dovrebbero riguardare il minor numero di animali; che gli sforzi dovrebbero essere informati dai valori della comunità e dalle informazioni scientifiche, tecniche e pratiche; che dovrebbero essere integrati in piani sistematici di gestione a lungo termine; e che dovrebbero basarsi sulle specificità della situazione anziché sulle etichette negative (dannosi, troppo numerosi) applicate alle specie bersaglio. Raccomandiamo che questi principi guidino lo sviluppo degli standard e delle decisioni e l’attuazione degli standard internazionali, nazionali e locali» (Dubois e coll., 2017).

Siamo consapevoli che nelle zone rurali può essere difficile vivere con gli orsi se le persone non si proteggono e non ricevono sostegno dalle autorità per la protezione delle abitazioni e l’educazione. Quando una proprietà viene danneggiata (comprese case, colture, bestiame, silvicoltura commerciale ecc.), l’indennizzo dovrebbe essere versato tempestivamente, con l’aiuto delle autorità locali. In questo modo migliorerà la tolleranza delle persone verso gli orsi, riducendo il rischio e la frequenza del bracconaggio per vendetta.

In situazioni estreme, in cui gli orsi rappresentano davvero un rischio per la popolazione umana e/o le sue proprietà, il Ministero dell’Ambiente dovrebbe disporre di un Piano di emergenza (a livello nazionale o amministrativo) per intervenire caso per caso ed eliminare le situazioni pericolose. Questo Piano di emergenza non deve più includere in nessuna circostanza misure letali, ma soltanto misure di coadattamento e coesistenza. In tal modo verrebbe eliminato l’interesse per i trofei. Nel contesto attuale non si può garantire che gli interventi approvati (intervento + prevenzione) non siano oggetto di transazioni commerciali che sostengono l’uccisione fraudolenta degli orsi mascherata da situazioni di emergenza.

Agent Green ritiene pertanto necessario che le autorità statali stabiliscano obiettivi specifici di conservazione basati sugli obiettivi ambientali, sociali ed economici: la base per informazioni attuali e tempestive sulle specie. Per facilitare la collaborazione tra le parti interessate, sono necessarie trasparenza decisionale e prevedibilità nella definizione degli obiettivi, delle misure e delle azioni proposti. Solo così è possibile favorire non soltanto il mantenimento di un clima sociale equilibrato, ma anche quello di un quadro etico e non discrezionale nel sistema di gestione della popolazione di orsi bruni della Romania.

Sosteniamo inoltre le proposte di studi sull’impatto delle attività di raccolta di funghi e frutti di bosco sulla popolazione di orsi bruni e per determinare l’impatto degli orsi bruni sulle specie predate (cervo, capriolo, cinghiale), con implicazioni per la caccia e i settori agricolo e forestale. Raccomanderemmo tuttavia che questi studi fossero condotti da istituzioni indipendenti, per garantire che i risultati non siano distorti per servire interessi privati.

Vi preghiamo di considerare i nostri commenti e le nostre osservazioni e di rispondere a ciascuno, punto per punto, all’indirizzo office@agentgreen.org entro 10 giorni dal ricevimento di questa lettera aperta.

Cordiali saluti,

Presidente di Agent Green

La natura ha bisogno di te

Ogni contributo conta per proteggere l’ambiente in Romania.

Dona

Sostieni la tutela delle foreste, delle aree protette e della biodiversità.

Asociația Agent Green

LEI:RO02RNCB0072156916030001
EUR:RO72RNCB0072156916030002

CIF: 25261826 · BCR · SWIFT: RNCBROBU

Dona ora

Diventa partner aziendale

Destina il 20% dell’imposta rumena sugli utili alla tutela della natura, senza costi aggiuntivi per la tua azienda.

Dettagli della partnership

Destina il 3,5%

Destina il 3,5% dell’imposta rumena sul reddito. Non ti costa nulla; senza una scelta, il denaro va allo Stato.

Scopri come